Clotilde Letizia Casarotto, 1846–1921 (età 74 anni)

Nome
Clotilde Letizia /Casarotto/
Cognome
Casarotto
Nomi di battesimo
Clotilde Letizia
Famiglia con genitori
padre
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1823–1849
Nascita : 20 ottobre 1823 34 35 — Fimon, Arcugnano, Vicenza, Italia
Morte : 20 ottobre 1849 — Fimon, Arcugnano, Vicenza, Italia
madre
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1823–1854
Nascita : 18 giugno 1823 45 43 — Fimon, Arcugnano, Vicenza, Italia
Morte : 18 giugno 1854 — Fimon, Arcugnano, Vicenza, Italia
Matrimonio Matrimonio — 28 gennaio 1845 — Fimon, Arcugnano, Vicenza, Italia
10 mesi
fratello maggiore
1 anno
lei
1846–1921
Nascita : 1 dicembre 1846 23 23 — Fimon, Arcugnano, Vicenza, Italia
Morte : 10 maggio 1921 — Fimon, Arcugnano, Vicenza, Italia
22 mesi
fratello minore
1848–1849
Nascita : 30 settembre 1848 24 25 — Fimon, Arcugnano, VIicenza, Italia
Morte : 28 ottobre 1849 — Fimon, Arcugnano, Vicenza, Italia
21 mesi
fratello minore
Famiglia con Bortolo Pretto
marito
1845–1918
Nascita : 16 settembre 1845 27 25 — Cornedo, Vicenza, Italia
Morte : circa 1918
lei
1846–1921
Nascita : 1 dicembre 1846 23 23 — Fimon, Arcugnano, Vicenza, Italia
Morte : 10 maggio 1921 — Fimon, Arcugnano, Vicenza, Italia
Matrimonio Matrimonio — 24 marzo 1880 — Cornedo, Vicenza, Italia
Nota

CLOTILDE LETIZIA CASAROTTO -

7° MULINO in VALDEMARCA di FIMON: IL MULINO dei CASAROTTO detti BERTOLA
( Dall’intervista del 19 Gennaio 2007 al Signor ALBANO CASAROTTO fu ANGELO)

Il mulino ha funzionato ad acqua fino agli ultimi anni Cinquanta, allorchè una frana ha reso inutilizzabile la roggia che vi conduceva l’acqua. Allora si è pensato di inserirvi un motore elettrico che ha lavorato per nemmeno una decina di anni. Nel pieno della sua attività, prima della seconda guerra mondiale, il mulino aveva tre ruote, una delle quali era stata adibita a motore per una trebbiatrice fissa. Questa era collocata dall’altra parte della strada ed era azionata da un albero motore che, passando sotto la strada, si congiungeva agli ingranaggi della ruota.
Il mulino serviva la zona di Lapio, fino ai Marani, alla Costa e al Costo; le Contrà del Lago e Valcarrari; la zona delle Vegre. Il trasporto avveniva con il carretto e il mulo, sostituiti negli anni Sessanta da un furgoncino Lancia.
Nell’edificio, ormai fatiscente, si riesce a leggere ancora, sotto le finestre del granaio, il versetto della Bibbia:

“ SPIRITUS DOMINI FEREBATUR SUPER AQUAS “- Lo spirito del Signore aleggiava sopra le acque.

Sopra la porta d’ingresso c’è una lapide, in precarie condizioni di conservazione, le cui parole che si riesce ancora a leggere dicono : “ UTILIA ET OCCULTA FLUMINA / ACCLIVIA ET DECLIVIA ACCURRERE IUSSA / … AEDIBUS MOLARIOVE MACHINAMENTO / EXCISIS … EXTRUCTIS / … PECUDUM HOMINUMQUE …/ SERVIRE / GASPARUS CERATUS …”,

che si potrebbe tradurre con : “ Utili e nascosti ruscelli / per clivi e declivi a scorrere costretti / …
agli edifici e ai macchinari del mulino / nella roccia scavati e innalzati / … degli animali e degli uomini / …
( i bisogni a ) servire / Gasparo Cerato ( fece fare ).

NOTA

Per quanto riguarda le iscrizioni sotto le finestre del granaio e sopra la porta d’ingresso del mulino, certamente siamo nel Settecento.
Dalla autorizzazione del 23 Agosto 1723 dei Provveditori dei Beni Inculti esistente presso l’ Archivio Storico di Venezia, risulta che il Signor GASPARE CERATO il 19 Dicembre 1722 fa una prima richiesta a Venezia di usare “ l’acqua delle Seriole, ossia Ghebbi dette Degora, Marza e Ferrara” , i Provveditori ai Beni Inculti, prima di concedere l’autorizzazione, spediscono il perito Straordinario Domenico Garzoni e il perito ordinario Antonio Gornizai perché facciano un sopralluogo. Costoro riferiscono che può “ servire all’uso supplicato solo l’acqua detta la Ferrara”. Il Signor Cerato allora, il 23 Aprile 1723, chiede di “ haver facoltà di escavare, allargare e proffondare alcune Fontanelle” in modo che la loro acqua si aggiunga a quella della Ferrara e così unite possono andare al “ molino di due Rode a Copedello “, successivamente a irrigare i campi del Cerato e infine ritornare nel ghebbo naturale. I periti questa volta sono convinti della fattibilità dell’opera, eseguono i disegni di prassi e suggeriscono ai Provveditori ai Beni Inculti di concedere l’autorizzazione previo esborso, da parte del Cerato, di 50 ducati. I Provveditori a questo punto concedono l’autorizzazione in tempi brevissimi, il 23 Agosto 1723.
( ASVe, Provveditori Beni Inculti , “ Processi “, Libro 44, b. 20, e nella Sezione Fotoriproduzione: “ Beni Inculti “ VI; 322/140/4 e 308/110.A/7 ).

Per quanto riguarda invece il passaggio del mulino ai Casarotto , si riporta la trascrizione del titolo di possesso, tralasciando i numerosi passaggi di proprietà precedenti, riportato nel Catasto, Partite d’Estimo dei Possessori, Sgravio, Foglio 26, esistente all’ ASVi :

15 Maggio 1588 : Il possesso del mulino passa a CASAROTTO DOMENICO q. GIACOMO e CASAROTTO Sacerdote FORTUNATO, FRANCESCO, ANGELO, DANIELE e GIACOMO fratelli q. GIOVANNI zio e nipoti e CASAROTTO ANTONIO e CLOTILDE fratello e sorella q. ANTONIO, pupilli in tutela di Faccin Giovanni, livellari a Branzo-Loschi-Zanecchini nobile Giovanni Battista ed Antonio Maria fratelli.
( Consultare in genealogia anche i nominativi Casarotto Domenico ( 1789 - 1852 ), Casarotto Giovanni
( 1778 - 1842 ), Casarotto Francesco ( 1807 - 1886 ), Casarotto Daniele ( 1811 - 1883 ), Casarotto Giacomo ( 1815 - 1869 ), Casarotto Clotilde Letizia ( 1846 - 1921 ) e Casarotto Antonio Domenico
( 1850 - 1921 ).

L’intervista sopra riportata è tratta dal Libro “ FIMON, la valle, gli uomini, le attività “ del Prof. Reginaldo Dal Lago e pubblicato nel 2008 a cura della Parrocchia di Fimon